domenica 24 aprile 2011

Menzogna morale e realtà materiale.

Due episodi, come esempi da cui partire. Uno tratto dalla cronaca recente, l'altro accaduto a me qualche anno fa.
Primo episodio.
Sono vittima di un furto. Mi hanno portato via 3000 euro. Era una persona di cui mi fidavo, o meglio, di cui ci siamo reciprocamente fidati per un certo periodo. Poi la fiducia è finita, è sparita, e con essa sono spariti i miei soldi.
Poi ho sporto denuncia e dopo un certo tempo ho saputo che questa persona è stata arrestata. Bene, in fondo c'è un po' di giustizia nel mondo, ho pensato. Il pensiero è durato poco, perché nel giro di qualche ora questa persona è tornata in libertà. Ha amici potenti, gente che è intervenuta subito a proteggerla. Gente così potente che ha ottenuto il rilascio immediato sostenendo addirittura che è la nipote di un capo di stato straniero, che si rischierebbe l'incidente diplomatico. Una storia assurda, perché la ragazza non è neppure di quella nazione. Eppure è andata così, e mi sa che adesso ai miei soldi devo davvero dire addio.
Secondo episodio.
Vado all'ufficio edilizia privata per denunciare un abuso edilizio sulla casa del vicino, un abuso che mi danneggia gravemente perché mi copre una finestra. L'impiegato non ha la più pallida idea di cosa fare, mi fa aspettare, parla con uno, parla con l'altro, alla fine mi dà indicazioni sbagliate che mi faranno perdere qualche mese di tempo. La sua non è la goffaggine del neo assunto, perché lavora lì da anni. Ma la dote per cui occupa quel posto non è la sua competenza, solo la qualifica di cognato di un noto politico locale.

Le persone che godono di vantaggi a causa di legami coi potenti sono molte, in ogni parte del mondo, anche se in Italia possiamo vantare un primato indiscusso: onore che frequentemente spetta agli inventori di un genere.
Quando si parla di raccomandazioni, c'è l'inclinazione diffusa a mettersi nei panni del raccomandato o del raccomandante: sembra che si tratti esclusivamente di un rapporto che, per quanto discutibile, riguarda esclusivamente due persone. Intorno a queste due figure ci si schiera e si mette in campo una morale a maglie più o meno strette; non tanto nella quasi unanime condanna della prassi, quanto piuttosto nell'ammettervi eccezioni, in singoli casi o in categorie più generali: chissà mai, magari un giorno potrebbe fare comodo anche a noi.
In questo modo si finisce per trascurare completamente le conseguenze nefaste che questa prassi ha sul resto della società: ho a che fare con un incapace, messo lì soltanto per via di parentela o di amicizia, e ne subisco direttamente o indirettamente un danno. Anche qui, come nelle relazioni sentimentali, c'è di fatto una triangolazione anche se di uno dei vertici di questo triangolo si tende a non parlare mai.
Certo, questo non significa che tutti coloro che occupano un posto grazie ad amicizie influenti siano degli incapaci: ma, statisticamente, una gran parte non rappresenterà il meglio disponibile. Anche perché in genere ha bisogno di ricorrere a una raccomandazione chi non riesce a farsi strada per merito. Il risultato è una nazione il cui motore non gira a pieno ritmo perché, mentre da un lato le forze migliori restano inutilizzate, dall'altro l'esercito dei cognati e dei nipoti mediocri crea ritardi e danni che richiedono a loro volta altri sprechi di risorse per porvi rimedio. Danni concreti che dovrebbero convincere tutti, anche i tartufi.

1 commento:

  1. A questo proposito si veda il film "Il gioiellino". A quando il prossimo post?

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